DIAMO I NUMERI

5 GEN 20
Ultimo aggiornamento: 00:07 | 6 GEN 20
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4,2 per cento
La quota di italiani in età lavorativa che è coinvolta nel lancio di startup o nuove imprese secondo i dati del Global Entrepreneurship Monitor 2018/2019 (il peggiore dei nostri ultimi cinque anni), che ci pone al penultimo posto della classifica.
37°
Il posto occupato dall’Italia nella classifica del Global Entrepreneurship Monitor 2018/2019 per quanto riguarda la percezione delle opportunità nel rapporto tra uomini e donne imprenditori. Quanto alla percezione delle capacità imprenditoriali siamo al 44° posto. E per la la propensione all’imprenditorialità al 39°.
51,7
I punti assegnati all’Italia dal Global Entrepreneurship Monitor 2018/2019 per quanto riguarda la paura di fallire, che portano il nostro paese al quarto posto nel mondo. Primi per coraggio imprenditoriale, con 16,6 punti, gli imprenditori dell’Angola.
82 per cento
La quota di lavoratori italiani occupati nelle piccole e medie imprese, secondo uno studio di Prometeia. Le pmi impiegano l’82 per cento dei lavoratori in Italia (ben oltre la media Ue) e rappresentano il 92 per cento delle imprese attive.
5,3 milioni
Le piccole e medie imprese che danno occupazione a oltre 15 milioni di persone e generano un fatturato complessivo di 2.000 miliardi di euro.
83 per cento
La percentuale del valore creato dalle pmi nel sud Italia, rispetto a un contributo medio nazionale del 57 per cento.
3,6 per cento
La quota di lavoratori italiani che si occupano di cultura. Sono circa 830 mila persone (3,8 per cento la media europea), per un prodotto che vale l’1,7 per cento del fatturato (in linea con la media dell’Unione europea) e il 2,3 per cento del valore aggiunto (2,7 per cento negli altri paesi Ue).
816 mila
Gli italiani che si sono trasferiti all’estero negli ultimi 10 anni secondo l’Istat. Oltre il 73 per cento ha 25 anni e più; di questi, quasi tre su quattro hanno un livello di istruzione medio-alto. Il calo, invece, degli immigrati in Italia provenienti dal continente africano nel 2018 è pari al 17 per cento.
428 mila
Gli italiani che hanno trasferito la residenza all’estero nel decennio 1999-2008 a fronte di 380 mila rimpatri, con un saldo negativo di 48 mila unità. Dal 2009 al 2018 si è registrato un significativo aumento delle cancellazioni per l’estero e una riduzione dei rientri (complessivamente 816 mila espatri e 333 mila rimpatri); di conseguenza, i saldi migratori con l’estero dei cittadini italiani, soprattutto a partire dal 2015, sono stati in media negativi per 70 mila unità all’anno.
8.500
I giovani che si sono spostati al nord dalla Sicilia e dalla Campania. Secondo il rapporto Istat sulle iscrizioni e cancellazioni anagrafiche della popolazione residente nel 2018, sono oltre 117 mila i movimenti da sud e isole che hanno come destinazione le regioni del centro e del nord (+7 per cento rispetto al 2017).
56 per cento
La percentuale di uomini sugli italiani che espatriano. L’età media degli italiani che emigrano è di 33 anni per gli uomini e 30 per le donne. Un emigrato su cinque ha meno di 20 anni, due su tre hanno un’età compresa tra i 20 e i 49 anni mentre la quota di ultracinquantenni è pari al 13 per cento.
53 per cento
La quota di italiani con un titolo di studio medio-alto tra quanti si trasferiscono all’estero: si tratta di circa 33 mila diplomati e 29 mila laureati. Rispetto all’anno precedente il numero dei diplomati e laureati emigrati è in aumento (rispettivamente +1 per cento e +6 per cento). L’incremento è molto più consistente se si amplia lo spettro temporale: rispetto a cinque anni prima gli emigrati con titolo di studio medio-alto crescono del 45 per cento, rispetto a 10 anni prima sono 182 mila.